Storie di soldati

Arrigoni Arrigo da Romano di Lombardia, bersagliere in cinque conflitti

"Ma guarda questo qua"
L’esclamazione di Anna, per un attimo, mi distolse dagli scatti fotografici che stavamo eseguendo, alcuni anni orsono, presso il Museo del Risorgimento di Milano e precisamente sui registri della Società di Solferino e San Martino, inerenti i 680.000 italiani che combatterono nelle campagne risorgimentali.

    

Copertina del Registro della Società di Solferino e San Martino sui bergamaschi combattenti nelle campagne risorgimentali, con l’estratto su Arrigo Arrigoni.

Guardammo insieme la pagina del registro: praticamente, dalla I Guerra d'Indipendenza del 1848 alla III del 1866, con l'aggiunta della Guerra di Crimea (1853-1856) e della Campagna della Bassa Italia (1860-1861), questo soldato non solo aveva partecipato a tutti i conflitti del periodo, ma ne aveva riportato importanti decorazioni e riconoscimenti. Ma chi era e cosa fece questo soldato?

Si chiamava Arrigoni Arrigo (cognome spesso riportato, erroneamente, come Arrigosi) . Era nato a Romano di Lombardia il 28 gennaio 1819 da Giuseppe ed Isabella Bozzini. Sin da ragazzo manifestò ardentemente il desiderio di intraprendere la carriera militare e così, nel maggio del 1848, pochi giorni dopo la conclusione delle fatidiche "Cinque Giornate di Milano", a 29 anni da poco compiuti, abbandonò lavoro, casa e famiglia e si aggregò alla colonna di volontari bergamaschi che, sotto il comando del generale Domenico D'Apice, su precise direttive del Governo Provvisorio di Milano, risalì la Valcamonica e poi la Valtellina col preciso scopo di attaccare le truppe tirolesi.



Itinerari dei volontari bergamaschi nel 1848.

Il giovane ebbe il suo primo scontro con gli austriaci al Passo dello Stelvio, dove venne ferito ad una spalla da un pallettone di fucile sparato da breve distanza.
Come noto, soprattutto a causa dell'impreparazione dei volontari e del loro inadeguato armamento, la spedizione fallì ed Arrigo decise di espatriare; passando dalla Svizzera, in quanto lo sconfinamento dalla Lombardia era troppo pericoloso, si portò in Piemonte dove fece di tutto (e ci riuscì) per arruolarsi nel Corpo dei Bersaglieri.
Il 25 maggio 1855, ormai definitivamente arruolato da qualche anno, partì per la Crimea con il corpo di spedizione piemontese, imbarcandosi a Genova per Costantinopoli.
Il contingente, sotto l'alto comando del generale Alfonso Lamarmora, si componeva di due divisioni, rispettivamente guidate dai generali Giovanni Durando (la 1^) e Alessandro Lamarmora (la 2^), fratello di Alfonso e fondatore del Corpo dei Bersaglieri.

    

I fratelli Lamarmora: a sinistra Alfonso, in un’immagine scattata poco prima della partenza per la Crimea – a destra Alessandro, fondatore del Corpo dei Bersaglieri.

Arrigo faceva parte della 2^ divisione che, all'arrivo in Crimea, si attestò a Balaklava, già teatro di una sanguinosa battaglia tra l'esercito russo e quello degli Alleati (Inghilterra, Francia e Turchia).
Qui purtroppo, le nostre truppe (e quelle degli Alleati) incontrarono un micidiale nemico invisibile, il colera, che colpì all'impazzata: vittima illustre fu il generale Alessandro Lamarmora che i bersaglieri portarono in una piccola isba nel villaggio di Kodykoj, dove morì il 7 giugno.



L’isba nel villaggio di Kodykoj, dove Alessandro Lamarmora morì di colera.

Nel successivo mese di agosto, e precisamente il giorno 16, ebbe luogo la battaglia del fiume Cernaia, con i francesi ed i bersaglieri piemontesi attestati presso il ponte di Traktir, di fronte al villaggio di Chogun da dove partì l'attacco dei russi.
I nostri bersaglieri non solo sventarono l'attacco, ma costrinsero l'esercito russo ad arretrare fino a Sebastopoli.



Illustrazione della battaglia della Cernaia.

Il generale Alfono Lamarmora, visibilmente inorgoglito da questa vittoria, emise in propostito il seguente comunicato:

Armata Sarda – Ka-di Koi 17 agosto 1855
- Soldati, ieri per la prima volta incontraste col nemico che siamo venuti a combattere in queste lontane regioni. Il vostro contegno fu quale io lo sperava, tale da meritare l'approvazione dei nostri valorosi Alleati. Il telegrafo annunciò all'Europa che voi contribuiste alla vittoria sulla Cernaia. Il Re ne sarà soddisfatto, la Nazione piena di gioia. Vi ringrazio per la vostra bella condotta in questa gloriosa giornata -.
Il Generale in Capo Lamarmora (Alfonso)

Gli Alleati posero immediatamente l'assedio alla città di Sebastopoli che, di fatto, cadde il 9 settembre 1855. Il trattato di pace fu poi firmato a Parigi nel febbraio 1856.



Quadro d’epoca che illustra l’assedio di Sebastopoli.



Cannoni russi abbandonati dopo la resa della città di Sebastopoli – fotografia scattata dal reporter inglese Roger Fenton.

Rientrato in Piemonte dopo la fine delle ostilità, Arrigo rimase nel Corpo dei Bersaglieri. Allo scoppio della II Guerra d'Indipendenza del 1859 lo ritroviamo, con il grado di Tenente, al comando di un reparto del 10^ Battaglione Bersaglieri, che prese parte alla battaglia di Montebello del 20 maggio e dove, per il valore ed il coraggio dimostrati, il nostro ufficiale venne decorato della Medaglia d'Argento al Valor Militare.



La battaglia di Montebello del 20 maggio 1859.

    

Estratto del Bollettino Ufficiale con la menzione della decorazione di Medaglia d’Argento al Valor Militare al Luogotenente Arrigoni Arrigo per la battaglia di Montebello, con la tipica medaglia d’epoca.

Poco più di un mese dopo, il 24 giugno 1859, eccolo ancora nella battaglia di San Martino, assegnato alla brigata Cuneo del generale Araldi nella 3^ Divisione del generale Mollard. I bersaglieri si distinsero soprattutto sulle alture presso il piccolo abitato di Madonna della Scoperta (nei pressi di San Martino), contribuendo validamente al vittorioso esito della battaglia.



Una rarissima fotografia scattata all’accampamento dei piemontesi il giorno precedente la battaglia della Madonna della Scoperta.



Preparazione all’assalto della posizione della Madonna della Scoperta il 24 giugno 1859.



Cartolina allegorica realizzata in Francia a ricordo della II Guerra d’Indipendenza Italiana.

Nel 1860, dopo le fulminee vittorie legate alla Spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi, una delle ultime roccaforti rimaste in mano ai Borboni fu la fortezza di Gaeta, dove il re Francesco II si asserragliò con la moglie Maria Sofia di Baviera nel settembre di quell'anno.



Francesco II di Borbone, re di Napoli.

Vittorio Emanuele II a quel punto ne decise l'espugnazione, inviandovi un contingente di 16.000 uomini al comando del generale Enrico Cialdini.
L'assedio, iniziato a novembre, terminò nel febbraio dell'anno seguente con la capitolazione della città che passò pertanto al Regno di Sardegna.



Copertina del giornale francese Le Monde, con i soldati piemontesi che onorano la resa del re Francesco II.



Batterie di cannoni borbonici alla Cittadella di Gaeta, con gli evidenti segni delle cannonate piemontesi – La fotografia venne scattata dal reporter francese Eugène Sevaistre pochi giorni dopo la resa della fortezza.

Tra i vari reparti che parteciparono all'impresa vi erano l'11^ ed il 12^ Battaglione Bersaglieri; nell'11^, comandato dal maggiore Lanzavecchia di Buri, c'era anche il nostro Arrigo che, ormai, aveva ottenuto i gradi di capitano e che, anche per questo fatto d'arme, ottenne una seconda Medaglia d'Argento al Valor Militare.

    

Estratto del Bollettino Ufficiale con la menzione della decorazione di Medaglia d’Argento al Valor Militare al Capitano Arrigoni Arrigo per la presa della fortezza di Gaeta, con la tipica medaglia d’epoca.

Cinque anni dopo, nel 1866, ebbe luogo la III Guerra d'Indipendenza e, nel 2^ Reggimento Bersaglieri, col grado di maggiore, riecco il nostro soldato che, per gli scontri avutisi in territorio di Villafranca, si guadagnò anche una Menzione Onorevole direttamente dal comando in capo. Nella battaglia di Custoza (24 giugno) il battaglione del maggiore Arrigoni fu inquadrato nella Brigata Pisa del generale Onorato Rey di Villarey, 1^ Corpo d'Armata del generale Giovanni Durando.



La battaglia di Custoza del 24 giugno 1866.

Nel corso della battaglia perse la vita il generale Villarey che, con i fanti ed i bersaglieri della sua brigata, si era diretto all'attacco del Monte Cricol, ricacciando indietro gli austriaci della Brigata Benko.



Episodio dell’attacco dei bersaglieri al Monte Cricol durante la battaglia di Custoza.

Come noto, la battaglia fu sfavorevole al nostro esercito anche se l'esito della guerra portò poi all'annessione all'Italia del Veneto e di una parte del Friuli. Terminata la guerra anche il maggiore Arrigoni terminò, con onore, la sua lunga carriera militare, durata ben 18 anni.
Quale massimo premio di fedeltà e valore venne nominato Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia.



La Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia, concessa al maggiore Arrigoni Arrigo per la sua lunga e valorosa carriera.



Dedicato alla nostra Anna, grande ammiratrice dei Bersaglieri