Storie di soldati

Giacomo Beltrami, patriota ed esploratore

di Rinaldo Monella, pubblicata il 28/12/2020

Qualche mese fa, parlando con un caro amico di Stezzano ed appassionato d'arte, gli dissi che avevo in mente di scrivere, per le "Storie di soldati", un articolo su Giacomo Beltrami. "Chi? L'esploratore?"
"Sì"
"Quello del ritratto all'Accademia Carrara e che gli hanno dedicato una sezione al Museo Caffi?"
"Sì"
"Ma perchè?"

Bene, a lui ho l'ho spiegato ed ora mi accingo a farlo, al meglio, anche in questa sede.

Giacomo Costantino Beltrami nacque a Bergamo nel 1779 da Giovanni Battista e da Margherita Carozzi, originaria di Pontida, ultimo di 15 figli (la data precisa della sua nascita non è certa in quanto le sue registrazioni di battesimo furono incenerite in un incendio che distrusse gli archivi della chiesa parrocchiale di Sant' Eufemia a Bergamo nel 1793).
Il padre era "doganiere generale" della Repubblica di Venezia per la città di Bergamo e la discreta agiatezza della famiglia permise al giovane rampollo di essere avviato agli studi legali.



Stendardo della Repubblica di Venezia, la "Serenissima".

Nel 1797, però, affascinato dalla figura di Napoleone Bonaparte, che stava gradualmente occupando il nord dell'Italia, fuggì di casa partecipando a quella che venne definita "la rivoluzione di Bergamo" e, più tardi, si arruolò nella Milizia della "Repubblica Cisalpina", promosso in breve tempo a vice-ispettore delle Armate. Nello stesso anno divenne massone.



Carta geografica della Repubblica Cisalpina (in verde).



Emblema della Repubblica Cisalpina.



Divise di soldati dell'Esercito della Repubblica Cisalpina.

Calmatisi i bollori giovanili ma, soprattutto, resosi conto che le parole "Liberté, Egalité, Fraternité" erano tali solo sulla carta, pensò bene di rimettere i piedi per terra. Grazie ai suoi studi fu impiegato come cancelliere nell'amministrazione della giustizia del Dipartimento del Taro (Parma), poi di quello del Tagliamento (Udine) e, infine, nominato giudice a Macerata, dopo l'annessione delle Marche al Regno d'Italia (tolte allo Stato Pontificio).

    

Carta geografica del Regno d'Italia: come si può notare anche le Marche vi furono annesse - a destra uniformi dei soldati del Regno.



Probabilmente questo è l'unico ritratto veritiero (non di fantasia come gli altri due ben più famosi) di Giacomo Costantino Beltrami, giudice a Macerata.

In questa città il fascino del suo personaggio si infittì in quanto il bergamasco, lo straniero, si rivelò a un tempo giudice integerrimo e fine letterato, giustiziere implacabile (fu lui a catturare il celebre brigante di Appignano Pietro Masi, detto il "Bellente") e ospite dei migliori salotti culturali, membro dell’Accademia letteraria dei Catenati e patriota.



Emblema dell'Accademia letteraria dei Catenati a Macerata.

La sua vita ebbe una svolta anche sotto l'aspetto sentimentale: infatti conobbe e si innamorò perdutamente della contessa Giulia de' Medici-Spada.
Non sappiamo se il suo amore venne corrisposto; lei era sposata ed aveva otto figli, e sarebbe poi morta l'1 aprile 1820, a soli 39 anni, lasciando Giacomo in uno sconforto profondo, che non lo avrebbe mai più abbandonato.

Nel 1812 si recò a Firenze per un periodo di riposo ma anche per motivi di salute e qui iniziò a frequentare il salotto letterario di Luisa di Stolberg-Gedern, contessa di Albany, dove strinse numerose relazioni con poeti e scrittori italiani e francesi.



Luisa di Stolberg-Gedern, meglio nota come contessa di Albany: amica, mecenate ma anche protettice di Beltrami nei momenti più difficili della sua vita da giudice.

In lui cominciò da allora a farsi strada un nuovo modo di pensare al futuro del suo paese, immaginandolo unito ed indipendente dopo secoli di frammentazioni e dominii stranieri.
Rientrato a Macerata, nel 1814 si dimise dalla carica di giudice, anche perchè fortemente indignato dalla corruzione di diversi suoi colleghi, ritirandosi in un suo podere che aveva acquistato a Filottrano, presso Ancona. In proposito si diceva che avesse acquistato la casa perchè, da una finestra, poteva vedere la villa degli Spada, dove Giulia risiedeva durante i mesi estivi.

Poco tempo dopo il regime napoleonico crollò e le Marche tornarono al dominio pontificio.
Il suo animo, inquieto per natura e galvanizzato dalle frequentazioni fiorentine, non gli fece digerire la nuova situazione politica e così cominciò a viaggiare, o meglio a vagare, per il centro Italia, con l'intenzione di giungere fino in Sicilia, ma una brutta caduta da cavallo lo costrinse a ritornare, nel 1817, a Filottrano. I suoi nuovi ideali liberali si erano ormai radicati nella mente e simpatizzò con le idee rivoluzionarie della "Carboneria", tant'è che entrò nella "Vendita" (1) di Macerata, che cospirava per la cacciata del papa dalle Marche.



Riunione di carbonari in una "baracca".



Alfabeto crittografico utilizzato dalla Carboneria.



Quando un nuovo adepto veniva accettato e pertanto ammesso a filiazione quale carbonaro, gli veniva consegnato un diploma come quello qui sopra rappresentato.

In breve tempo divenne oggetto di angherie da parte dell'autorità pontificia, anche per il suo passato di fedele servitore del regime napoleonico e, pertanto, fu indicato quale appartenente alla Carboneria ed esiliato in attesa di processo.
Si rifugiò ancora a Firenze, dalla fidata amica Luisa d'Albany, e qui riallacciò importanti amicizie, preziose per lui in vista del processo che ebbe poi inizio a Roma nei primi mesi del 1818. Venne ufficialmente accusato di essere un uomo senza religione, cospiratore carbonaro ed affiliato alla massoneria(2); si trattava di accuse pesantissime e, in caso di condanna, lo avrebbe aspettato il carcere in attesa della condanna a morte per decapitazione, pratica che, all'epoca, era molto in uso nello "Stato pontificio"(3).



La stampa illustra una tipica esecuzione capitale nella Roma di inizio '800.

Ma in suo favore si mosse la contessa Luisa e la sua influenza fece sì che ottenne l'appoggio di due autentiche personalità del momento (quel che si dice scegliere le persone giuste al momento giusto...ma l'importante è conoscerle!)
Indagando qua e là abbiamo infatti scoperto che Luisa di Stolberg era molto amica di Franz Wenzel von Kaunitz-Rietberg, influente generale austriaco e figlio del famoso e potentissimo Wenzel Anton, cancelliere di Stato austriaco sotto Maria Teresa, Giuseppe II, Leopoldo II etc.etc.etc.
L'intervento del Kaunitz salvò certamente la vita al nostro povero Giacomo, ma secondo noi sapete anche perchè? Ebbene, dopo la morte del generale, avvenuta a Vienna il 19 dicembre 1825, si scoprì che era un membro della Loggia massonica di Brno (!), ed è risaputo che i massoni si sono sempre aiutati tra di loro, a qualunque livello sociale appartenessero.
L'altro personaggio, abilissimo diplomatico e che operava in ben altro "campo", fu il cardinale Ercole Consalvi, nientemeno che Segretario di Stato del papa Pio VII.
Sembrerebbe una contraddizione: salvato da chi, probabilmente, sarebbe potuto essere l'estensore del suo decreto di condanna.
Ma se andiamo a conoscere un po' questo prelato ci rendiamo conto che fu, soprattutto, un lungimirante uomo politico, tant'è che venne inviato dalla Santa Sede nientemeno che al Congresso di Vienna (1 novembre 1814 - 9 giugno 1815).
Per la moderazione e l'abilità politica dimostrate nelle trattative diplomatiche, il Consalvi ricevette i complimenti dell'ambasciatore inglese Robert Stewart, II marchese di Londonderry e rappresentante del Regno Unito al congresso, e che lo definì "il maestro di tutti noi".
Grazie a lui lo Stato Pontificio venne ricostituito nei suoi originari confini pre-napoleonici e, dopo il congresso, Consalvi fu anche l'artefice di tutti i concordati tra la Santa Sede e gli Stati dell'Europa centrale. Il cardinale era amico del Kaunitz e, pur essendo come uomo contrario alle ideologie sia carbonare che massoniche, avrà sicuramente pensato: "meglio tenersi buono Kaunitz e salvare la vita ad uno sconosciuto (delle cui colpevolezze c'erano solo prove indiziarie) o mandare a morte il povero carbonaro ed inimicarsi i potenti?" Scelse la prima soluzione e la testa di Beltrami rimase "al suo posto".

    

Il generale austriaco Franz Wenzel von Kaunitz-Rietberg ed il cardinale Ercole Consalvi, i due intercessori che, con ogni probabilità, salvarono la vita a Giacomo Beltrami.

Il nostro carbonaro-massone, comunque, non era soddisfatto della situazione politica italiana e meditò di recarsi a visitare le nazioni dove le libertà politiche avevano trionfato, in modo da poter ricavare utili ammaestramenti dalle loro positive esperienze.

Partì da Filottrano l'1 ottobre 1821, con un bagaglio misto di tristezza per la morte di Giulia, disillusione per lo stato di indipendenza italiana e angoscia per l'incessante persecuzione da parte dei funzionari papali, andando incontro ad una specie di esilio volontario che lo avrebbe tenuto lontano dalle Marche per sedici anni. Peregrinò a lungo in Francia, nel granducato di Baden, negli Stati asburgici, in Belgio e, nel luglio del 1822, anche in Inghilterra, paese che, però, non lo entusiasmò.
Di fatto, il 3 novembre dello stesso anno, si imbarcò per l'America del Nord sulla nave "Reaper".



Vascello della classe "Reaper", utilizzato nel primo '800 per le traversate atlantiche.

Il viaggio fu un vero e proprio incubo e durò due mesi; continue tempeste trascinarono la nave tra l'Irlanda, le Isole Azzorre e la Groenlandia. Quasi tutti, a bordo, furono tormentati da problemi intestinali e febbri acute, alimentate anche dalla denutrizione e il povero Giacomo rischiò seriamente di morire. Ma si salvò, grazie al suo forte temperamento e, si disse, anche per le amorevoli cure prestategli da una giovane donna inglese conosciuta a bordo.
Nelle note della "National Gazette" di Philadelphia risulta che la nave vi approdò, in uno stato disastroso, il 30 dicembre 1822.
Ripresosi rapidamente, iniziò a vagabondare in quel nuovo, sterminato paese, visitando Chester, Baltimora e Washington, dove ebbe un breve incontro col presidente Joseph Monroe, come lui iscritto ad una loggia massonica. Raggiunta la città di Pittsburgh, iniziò a navigare lungo il fiume Ohio sul battello "Calhoun", sul quale conobbe il generale William Clark, già protagonista nel 1803 di un’epica spedizione esplorativa, durata tre anni, insieme al compagno Meriwether Lewis, lungo tutto il territorio americano fino all’Oceano Pacifico. Il Calhoun raggiunse poi il Mississippi alla fine di marzo del 1823.



Vascello della classe del "Calhoun", utilizzato per la navigazione fluviale nel Basso Mississippi.



Meriwether Lewis ed il generale William Clark, protagonisti di una tra le prime esplorazioni (1803) fino al Pacifico. Beltrami conobbe il generale durante il viaggio sul Calhoun, dal fiume Ohio al Mississippi.



Il dipinto ricorda la spedizione Lewis-Clark del 1803 nei territori inesplorati dell'Ovest

Gli Stati Uniti, all'epoca, avevano acquisito da poco i territori bagnati dal grande fiume e il Governo centrale spingeva missioni militari ed esploratori a completare le conoscenze, fino ad allora molto vaghe e scarse, dei territori e dell'idrografia di quelle sperdute regioni.
La cosa stuzzicò Giacomo, che si unì ad una spedizione militare, imbarcata sul battello "Virginia", comandata proprio dal generale Clark e comprendente anche un certo maggiore Lawrence Taliaferro (o Tagliaferro) di origini italiane, agente indiano per le tribù del nord-ovest Ojibwa-Chippewa e Sioux.



Un battello della classe Virginia ed il maggiore Lawrence Taliaferro, di origine italiana, che prese parte alla spedizione fino a Fort St. Antony

Tra i compagni di viaggio c’era anche "Grande Aquila", capo della tribù dei Sauk e Giacomo ne conquistò subito la stima e la fiducia, al punto che l’indiano lo invitò al proprio villaggio donandogli alcuni preziosi monili. Durante le numerose soste frequentò anche le tende di villaggi Sioux e Ojibwa, imparando la loro lingua con grande rapidità.(4)



La splendida immagine del giovane capo degli Oglala-Lakota "Bone Necklace" (Collana di osso), della nazione Sioux. L'immagine originale, in bianco e nero, è stata ritoccata a mano, con colori a pastello, proprio dall'autore.



Le tipiche tende dei Siuox, chiamate "tepee".



Abbigliamento di un capo Ojibwa, popolo dei Chippewa.



Il "wigwam", abitazione tipica dei Chippewa, molto diversa dai tepee sioux. Questo ospitava la famiglia dell'uomo di medicina del villaggio.

Interessato al percorso del grande fiume, si stupì del fatto che le sue sorgenti fossero ancora sconosciute e provò, invano, a convincere Taliaferro ad unirsi a lui in una nuova missione alla scoperta delle sorgenti.
Saputo che, di lì a poco, da Fort St. Anthony sarebbe partita un'altra missione militare al comando del maggiore Stephen H. Long e diretta verso i confini canadesi sul Red River, dove si trovava la piccola ed isolata colonia di Pembenar, chiese ed ottenne di unirsi a loro. Della missione faceva parte una trentina di persone, tra cui un medico, due interpreti, 23 militari ed anche un pittore, incaricato di disegnare i territori, la fauna, la flora ed anche le popolazioni.



Fort St. Anthony, da dove partì la spedizione di S.H. Long il 7 luglio 1823.

Partita il 7 luglio, la colonna di muli arrivò a Pembenar dopo circa un mese e qui Giacomo decise di proseguire da solo a bordo di una canoa. Tutti i compagni di viaggio provarono a farlo desistere avvertendolo che, anche se per miracolo fosse riuscito ad attraversare le foreste, a nord avrebbe trovato la piana del fiume Clearwater, territorio abitato dalle terribili tribù ostili dei Lakota.



Stephen H. Long provò più volte, ma invano, a convincere Beltrami affinchè desistesse dall'impresa solitaria di scoprire le sorgenti del Mississippi. Anche diverso tempo dopo il rapporto tra i due peggiorò notevolmente, alimentato dall'invidia provata da Long per le scoperte dell'avventuriero italiano.



Itinerario del viaggio di Giacomo dal 10 maggio al 27 settembre 1823 - Evidenziati in giallo alcuni luoghi di cui si parla nel testo: 1) la colonia avanzata di Pembenar, da dove partì con la guida bois brulé e due indiani chippewa; 2) il "Red Lake", raggiunto in solitaria; 3) le sorgenti scoperte (nord), in uscita dal "Lago Giulia"; 4) le sorgenti segnalategli dai chippewa ma non visitate (ovest), in uscita dal Lago "La Biche" (Itasca); 5) Little Falls, dove venne assalito da un branco di lupi; 6) le rapide presso "La Prairie" dove rischiò di annegare per il ribaltamento della canoa.

Ma lui fu irremovibile, anche perchè erano ormai mesi che si muoveva in quelle terre ed aveva capito che gli unici bianchi che riuscivano ad avere contatti commerciali con le tribù erano i "trappers", cacciatori di pellicce per le grandi compagnie come l’Hudson Bay e la North West Company. Fingendosi uno di loro, aveva passato più tempo con i nativi che incontrava nel viaggio piuttosto che con gli europei.
Dal canto loro gli indiani Ojibwa-Chippewa, avendo avuto a che fare fino ad allora solo con inglesi, americani e francesi, si stupivano dei modi gentili e disinteressati di quel personaggio così diverso, lo accolsero con benevolenza e, venendo a conoscenza delle sue avventure, lo considerarono alla stregua di un grande guerriero, chiamandolo "Kitky Okimaw". Ma era anche conosciuto come "l'uomo dall'ombrello rosso", oggetto che aveva acquistato a Philadelphia e che portava sempre con se' quale segno distintivo e pacifico. Alcune tribù sioux lo chiamavano anche "Washichu Honska", uomo bianco grande e alto.

Bene, detto questo riprendiamo il nostro racconto.

Il 9 agosto partì verso l’ignoto con una guida mezzosangue e due Chippewa, che però lo abbandonarono pochi giorni dopo nel pieno del territorio dei loro acerrimi nemici Sioux, non senza averlo prima derubato delle provviste. Rimasto solo in territorio ostile, trascinò la canoa nei tratti via terra, sopportando stoicamente la terribile umidità del clima e la fame. Si ridusse quasi a selvaggio solitario, senza più anima viva su cui contare, pagaiando controcorrente con immensa fatica, ma senza demordere.
Il 15 agosto riuscì a sfuggire ad un attacco di guerrieri Lakota ed il 19 agosto raggiunse, spossato, il Red Lake.



Pescatore chippewa sul Red Lake.

Sulla riva, come in un sogno, sentì voci femminili, che nelle sue lettere descrisse come “ninfe della dea Calypso”; in realtà si trattava di un gruppo di ragazze chippewa che lo aiutarono, conducendolo al loro villaggio, dove venne rifocillato dal capo tribù e con il quale si trattenne alcuni giorni fumando la sacra pipa, ottenendo di essere accompagnato ancora più a nord da una guida bois brulé (mezzosangue canadese). Questi lo introdusse in un territorio inesplorato, ma pochi giorni dopo lo abbandonò, lasciandolo completamente solo.
In proposito, Giacomo scrisse: "Eccomi, tutto solo in onta alle più fervorose insinuazioni, in mezzo al silenzio di una deserta solitudine, rotto soltanto dal grido di sconosciuti augelli e dagli urli ferini, senza una guida che mi indichi un sentiero, incontro a folte boscaglie nido a rettili velenosi, o lungo il corso di un fiume di tortuoso incerto letto quando quasi stagnante, quando precipite, od avvallato in gorghi vorticosi e profondi con l’incessante timore di abbattermi in orde selvaggie, e colla speranza di pure incontrarne onde avere in esse l’ajuto indispensabile alla meta fissami indeclinabile in mente".

Il 31 agosto 1823 giunse in una zona collinare sulla cui sommità, vero e proprio spartiacque, ai limiti di un’area paludosa trovò un lago, che non aveva emissari in superficie ma a sua volta ne alimentava due poco distanti, uno a nord e uno a sud.
Dal primo corso d’acqua usciva il Red River (la Rivière Sanglante) che i Sioux chiamavano "Meniscia Watpà"(5), mentre dal secondo, di modesta portata, scaturiva un rigagnolo che egli designò come le vere sorgenti del Mississippi.



Uno dei rigagnoli che costituiscono le sorgenti del Mississippi.



Sorgente occidentale del Mississippi, in uscita dal Lago "La Biche" (Itasca).

Emozionato e felice, battezzò il lago sulla collina con il nome “Lago Giulia” e il complesso di otto laghetti limitrofi “Sorgenti Giulie” col nome di ciascuno degli otto figli della donna amata.

Così descrisse la scoperta in una delle sue lettere:
“ …il fiume maestoso, che abbraccia un mondo e che rugge, nelle sue cateratte, non è alle sorgenti che una Naiade timorosa che scivola furtiva tra i rosolacci e i canneti che ne impacciano il cammino. Questo famoso Mississippi, il cui corso, a quel che si dice, è di 1200 leghe e che vede navigare nelle sue acque “steam-boats”[navi a vapore] della lunghezza di una fregata, non è alla sorgente che ruscelletto di acqua cristallina che si nasconde fra i giunchi e il riso selvatico i quali paiono insultare, umiliare la sua nascita. La mia immaginazione, che aveva creduto di vedere scoscese montagne versare a grandi fiotti le acque di questo fiume regale, rimase colpita da stupore di non trovare invece che un paese eternamente piatto e fiottante su acque sotterranee”.



Giacomo Beltrami in un quadro di Alberto Maironi da Ponte.

Dopo aver annotato minuziosamente il luogo della scoperta tornò indietro; discese il grande fiume tra difficoltà ed avventure, rischiò di annegare sulle rapide di La Prairie e di essere sbranato da un branco di lupi a Little Falls, lottando perfino con un grizzly.
Ma alla fine, il 27 settembre, ritrovò Fort St. Anthony, dove fu accolto da militari e nativi con grande stupore; tutti lo avevano dato per disperso o addirittura morto.
Passarono pochi giorni e l'inarrestabile Giacomo, rifocillato e ristabilito, riprese la sua canoa e discese il Mississippi fino a New Orleans, dove si fermò per un periodo di riposo e dove mise mano al suo diario, scrivendo anche molte lettere.
L'anno successivo (1824) pubblicò in lingua francese la relazione del suo viaggio, dal titolo "La découverte des sources du Mississippi et de la Rivière Sanglante".

Negli anni seguenti visitò il Messico dove, tra l'altro, fece amicizia con diversi patrioti come Mariano Herrera; poi si spostò ad Haiti ed in altri paesi dell'America centrale finchè, nel 1828, decise che era tempo di ritornare.
Lasciò quindi per sempre l'America e sbarcò a Londra dove, nel 1829, venne nominato membro onorario della prestigiosa Botanic and Medical Royal Society e pubblicò l’altro suo libro “The Pilgrimage in Europe and America”. Trasferitosi poi a Parigi, venne ammesso in altre società scientifiche dell’epoca.



The Pilgrimage in Europe and America, pubblicato a Londra nel 1829.

Dopo aver vissuto per un certo tempo in Germania nella Valle del Neckar, presso Heidelberg, nel 1837 si ritirò a Filottrano, e qui finalmente si fermò, rinunciando alla speranza di vedere pubblicati i suoi scritti in Italia. Le sue opere, così apprezzate all’estero, vennero infatti messe all’indice nello Stato della Chiesa perchè giudicate offensive nei riguardi del clero e della religione e sequestrate nei territori sottomessi all’Austria. A Bergamo le autorità municipali ottennero il permesso di conservare in biblioteca copie dei libri del loro illustre concittadino, ma a patto che fossero ben chiuse in cassaforte.
Giacomo scrisse a Pio IX tre lettere nelle quali auspicava un riavvicinamento alla Santa Sede, ma non ottenne alcuna risposta.
La morte lo colse all’età di 76 anni, il 6 gennaio 1855, ancora immerso nei suoi studi e nei ricordi delle straordinarie avventure vissute, assistito dall’ultimo fratello rimastogli.
Le sue spoglie riposano nella cripta della chiesa di Santa Maria Assunta a Filottrano.

...e dopo la sua scomparsa...

La questione dell'attribuzione della scoperta delle sorgenti del Mississippi è stata molto complessa ed esula dagli scopi di questa nostra storia ma, comunque, di seguito diamo alcune indicazioni. Intanto le sorgenti sono almeno due:
- la sorgente settentrionale, scoperta nel 1823 da Giacomo Beltrami quale affioramento emissario del lago che egli chiamò "Lago Giulia" (in onore della nobildonna da lui amata, Giulia De Medici);
- la sorgente occidentale, scoperta nel 1832 da una spedizione ufficiale americana, guidata dal geografo Henry Schoolcraft e che, rifacendo il percorso di una spedizione precedente (Cass) raggiunse il lago "La Biche" ("Omoskos" per i Chippewa), che Schoolcraft ribattezzò "Itasca" (tale nome deriva dalla contrazione delle parole latine "veritas caput" che, riferite al fiume, stanno ad indicare la "vera sorgente").



Veduta aerea del Lago Itasca: sulla destra in alto la sorgente occidentale del Mississippi.

La sorgente occidentale è considerata, dal 1843, quella principale del Mississippi ma a Beltrami è stato riconosciuto il merito di aver scoperto quella più lontana, presso il confine a nord con il Canada.
Infatti, Alfred I. Hill dell' Historical Society of Minnesota, con lettera del 9 luglio 1863 dal Quartier Generale dell’Armata a Washington al Capo Magistrato della Città di Bergamo, scrisse, tra le altre cose: "La Società Storica del Minnesota brama rendere giustizia al primo esploratore del Nord-Ovest dell’Unione Americana (Costantino Beltrami), raccogliendo notizie biografiche e memorie di lui, onde pubblicarle, ed usarne altrimenti". E con lettera del 30 novembre successivo, lo stesso Hill scriveva a Gabriele Rosa (6), che gli aveva spedito le notizie su Beltrami: "..intendo rendere piena giustizia ai di lui meriti come scopritore, e di ristabilire i nomi da lui dati ai vari laghi che visitò, pria che lo sviluppo delle colonizzazioni induca l’imposizione d’altri nomi". E così fu: il 28 febbraio 1866, lo Stato del Minnesota, rilevata la priorità temporale delle scoperte di Beltrami, decise di dare il suo nome ad una delle maggiori contee dello stato (Beltrami County), nella quale sono incluse le sorgenti settentrionali del Mississippi.



Presso il Lago Giulia, nel 1948, lo Stato del Minnesota fece erigere un monumento con targa, quale segno di riconoscenza a Giacomo Costantino Beltrami.



La contea Beltrami, nello Stato del Minnesota.

E' interessante notare che, sempre in Minnesota, a Beltrami sono stati dedicati un quartiere nella città di Minneapolis, una cittadina nella contea di Polk e persino una Riserva naturale, la "Beltrami Island State Forest".



Cartello della "Beltrami Island State Forest”.

Presso la cittadina di Richfield, nella contea di Hennepin, c'è anche un piccolo parco con delle targhe di bronzo a ricordo del "galante esploratore italiano" che, per il suo animo buono, viene accostato a Colombo, a Vespucci ed ai Caboto (non certo agli spagnoli ...ma nemmeno ai francesi ed agli inglesi, detestati dai Chippewa e dai Sioux).



Le due lapidi bronzee di Richfield a ricordo del "galante esploratore italiano".

Inoltre, a Bemidji, capoluogo della contea Beltrami, opera da diversi anni la "Beltrami County Historical Society" che gestisce un museo storico-etnografico nel quale vi sono immagini ed oggetti dell'esploratore bergamasco, che la società medesima onora con frequenti manifestazioni.



Il logo e la sede della Beltrami County Historical Society a Bemidji, capoluogo della contea.



Anche in testi scolastici e opuscoli educativi viene ricordato l'eroe dimenticato del Minnesota, l'uomo dall'ombrello rosso.

Nel settore etnografico del Museo di Scienze Naturali "Ettore Caffi" di Bergamo, vi sono diversi oggetti donati all'epoca da Beltrami e giudicati un vero e proprio tesoro da esponenti della Smithsonian Institution di Washington, che li ha recentemente catalogati. Una delegazione di Capi delle tribù delle Pianure ha elogiato entusiasta la collezione del museo Caffi, emozionandosi soprattutto davanti ad un pezzo senza eguali, un tamburo della medicina come non se ne conservano in America, poichè risalente ad un periodo in cui gli europei tendevano a distruggere e conquistare piuttosto che a valorizzare e catalogare gli oggetti della cultura nativa. Come confermato dai capi in visita, il tamburo veniva utilizzato nelle cerimonie della Midewiwin, la grande Società di Medicina che gestiva la vita spirituale delle tribù dei laghi occidentali (Chippewa, Menominee, Winnebago, Sauk-Fox).
Durante le Olimpiadi invernali di Calgary (Canada) del 1988, alcuni oggetti della collezione bergamasca furono presentati in un' importante esposizione di arte nativa amerindiana. Tra questi vi era anche il suddetto tamburo da medicina che divenne il simbolo del catalogo dell'esposizione.



Tamburo della medicina, donato da Beltrami alla città di Bergamo (Museo Caffi).



Copertina del catalogo realizzato per l'esposizione di arte nativa amerindiana in occasione delle Olimpiadi invernali di Calgary (Canada 1988): tale copertina riproduce, stilizzato, il tamburo della medicina del Museo Civico di Bergamo.

Ultima curiosità: a detta di un docente di Storia della Letteratura Americana a Boston, Beltrami raccontò tutte le sue avventure ad un giovane scrittore affinchè ne ricavasse un libro.
Lo scrittore era James Fenimore Cooper che, nel 1826, pubblicò “L’ultimo dei Mohicani”, ambientato proprio nella regione a cavallo tra gli Stati Uniti e il Canada, splendido romanzo dal quale sono stati realizzati almeno sette films l'ultimo dei quali, uscito nel 1992 per la regia di Michael Mann, ha avuto un notevole successo.



La locandina del film"L'ultimo dei Mohicani" di Michael Mann.

E pensare che il nostro caro Giacomo morì senza soddisfazione alcuna nella sua patria, solo e dimenticato da tutti.
Che tristezza!
Qualcuno ha scritto che la sua anima vaga, insieme a quella della donna amata, sulle acque del Lago Giulia, lo specchio d'acqua da lui scoperto e nel quale egli vide il volto di lei, con i capelli che ondeggiavano come gli steli del riso selvatico che ivi creceva, scrivendo poi: "Il lago ha circa tre miglia di circonferenza: è fatto a forma di cuore e parla all’anima. La mia ne è rimasta commossa.”



Giulia e Giacomo (7)

 

 

(1) I carbonari si riunivano nelle sedi locali, chiamate "baracche" che, a loro volta, erano inserite in agglomerati più grandi, detti "vendite" e situati nelle città. Essendo una società segreta, la Carboneria fece anche ampio uso di un alfabeto segreto a cifrario per recapitare messaggi importanti, soprattutto durante i moti patriottici;
(2) Tra i carteggi di Beltrami conservati presso la Biblioteca Angelo Mai di Bergamo vi è anche un suo diploma massonico;
(3) In quel periodo era famoso un certo "Mastro Titta", "èr Boja dé Roma". Si chiamava Giovanni Battista Bugatti e faceva il verniciatore di ombrelli, ma era anche stipendiato dal papa per la funzione di carnefice. Durante la sua carriera (dal 1796 al 1864) "mise all'anima" 514 persone. Svolgeva il suo lavoro con serietà e professionalità e prima di ogni esecuzione si confessava e si comunicava, poi indossava il mantello rosso e si recava a compiere l’opera. Quando si ritirò, il papa gli concesse una pensione di 30 scudi mensili;
(4) Al suo ritorno a New Orleans, nel 1823 Beltrami diede alle stampe il "Sioux Vocabolary", il primo dizionario della lingua sioux mai scritto ed ancora oggi pubblicato in nuove edizioni;
(5) Il Red River, scorrendo verso nord, sfocia poi nella Baia di Hudson;
(6) Gabriele Rosa, nato ad Iseo nel 1812 e residente per moltissimi anni a Bergamo, fu un grande patriota e famoso storico-scrittore;
(7) Abbiamo preferito non dilungarci con la didascalia finale; comunque il ritratto di Giulia De Medici-Spada è stato tratto dalla pubblicazione "L'incontro news" n. 39/2017 del Circolo culturale di Filottrano, mentre quello di Giacomo Costantino Beltrami è opera del pittore bergamasco Enrico Carlo Augusto Scuri ed è conservato presso l'Accademia Carrara.