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Storie di soldati: Gregis Giacomo Maria da Covo - Gorlago

La famiglia di Angelo Gregis (o Grecis) era originaria di Gorlago ma si trasferì a Covo in occasione delle sue nozze con Margarita Riva.

Andarono ad abitare alla Cascina Trobbiate come affittuari dei terreni di proprietà di Giovan Battista Mottini e qui, l'8 marzo 1840, nacque Giacomo Maria.



Estratto dal Libro degli Atti di nascita della Parrocchia di Covo per l'anno 1840 - Giacomo Maria Gregis risulta al n. 14.


Verso il 1850, a seguito della morte della moglie, Angelo ritornò con il piccolo Giacomo a Gorlago nella casa paterna.

Nell'euforico clima risorgimentale, Giacomo crebbe col desiderio di contribuire alla cacciata degli austriaci dall'Italia e così, a 19 anni, andò in Piemonte dove, il 7 giugno 1859, si arruolò volontario nel Corpo dei Cacciatori delle Alpi del generale Giuseppe Garibaldi.



Giacomo Gregis in divisa da Cacciatore delle Alpi (Museo del Risorgimento di Bergamo).


Durante l'intera Campagna del 1859, detta in seguito II Guerra d'Indipendenza, si distinse per valore e coraggio al punto che, terminate le ostilità, ottenne la medaglia commemorativa della Campagna, istituita dal re Vittorio Emanuele II, nonché quella dei Cacciatori delle Alpi.



A sinistra la raffigurazione della medaglia commemorativa delle Campagne Risorgimentali, come disegnata nel Decreto Istitutivo e, a destra, quella per i Cacciatori delle Alpi.


A fine estate del 1859 Giacomo chiese ed ottenne di arruolarsi nell'Esercito Piemontese, dove fu inquadrato come cannoniere di seconda classe.

Per la Campagna delle Marche e dell'Umbria venne trasferito, l'1 agosto 1860, alla 5^ Batteria del 3^ Reggimento Artiglieria - Brigata Bergamo - che faceva parte del cosiddetto "parco d'assedio".

Dopo la resa di Ancona le truppe regolari piemontesi furono trasferite nell'Italia Meridionale sotto il comando del generale Enrico Cialdini.



Il "cannoniere" Giacomo Gregis (Museo del Risorgimento di Bergamo).

Il 7 settembre, frattanto, verso le ore 9 dalla nave "Messaggero" della Marina da Guerra napoletana, ancorata nel porto di Gaeta, si staccava una scialuppa che si diresse verso terra. Vi scese Francesco II di Borbone, re delle Due Sicilie, deciso a resistere incondizionatamente all?attacco piemontese contro il suo regno.

Iniziò così la preparazione ad un lunghissimo assedio che, di fatto, degenerò nei primi bombardamenti la notte dell'11 novembre 1860, quando i cannoni piemontesi, parte a terra e parte sulle navi, aprirono il fuoco contro i soldati borbonici accampati sull'istmo di Montesecco.



L'immagine, realizzata dal fotografo francese Eugène Sevaistre nel febbraio 1861 dall'interno della fortezza di Gaeta, mostra le navi piemontesi ancorate di fronte al porto.

Il giorno seguente anche la 5^ batteria, cui apparteneva il nostro Giacomo, prese posizione davanti alla fortezza.?

I veri e propri cannoneggiamenti da terra ebbero inizio solo due mesi pi? tardi, allo spirare dell'armistizio chiesto dalla Francia che cercò, inutilmente, di trovare una soluzione pacifica al conflitto.

L?8 gennaio 1861, infatti, tutte le batterie piemontesi spararono senza interruzione dalle ore 8 del mattino alle 5 di sera.

Giacomo venne ferito al viso ed al petto ma si rifiutò di abbandonare il combattimento; nuovamente ferito il 22 gennaio, rimase ancora al suo posto.





Le postazioni di artiglieria borboniche (fotografie di Eugène Sevaistre)

Il successivo 9 febbraio, nel corso di un reciproco cannoneggiamento tra le contrapposte artiglierie, una granata nemica scoppiò nei pressi della postazione di Giacomo e le schegge rilasciate gli troncarono di netto il braccio destro.

Trasportato a forza nell'ambulanza del 4^ Corpo d?Armata, dovette subire l'amputazione totale dell'arto. L?operazione, comunque, non andò bene e, il 14 marzo, Giacomo morì.

Aveva da pochi giorni compiuto i 21 anni d'età.

Per il suo eroico comportamento gli venne conferita la Medaglia d'Oro al Valor Militare con la seguente motivazione:

"Per essere sempre il primo nei maggiori pericoli: durante l'assedio di Gaeta si distinse pel continuo lavoro, per il gran coraggio e valore. Ferito nel dì 22 gennaio, rimaneva al fuoco. Gravemente ferito una seconda volta al braccio il 9 febbraio, ricusava il soccorso dei suoi compagni, animandoli al lavoro. Nell'amputazione immediata che gli fecero del braccio fu ammirato da quanti lo videro".

(Sovrana concessione dell'1 giugno 1861)

Il giorno seguente venne sepolto a Mola di Gaeta, ma il punto esatto rimase sconosciuto.

Fu la prima Medaglia d'Oro al Valor Militare assegnata dal nuovo Esercito Italiano (allora Piemontese) ad un soldato semplice ed il re Vittorio Emanuele II lo additò come esempio per tutti i soldati italiani.



Decreto di concessione della Medaglia d'Oro al Valor Militare al cannoniere Giacomo Gregis (Museo del Risorgimento di Bergamo).


 


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