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Storie di soldati: Bonaldi Antonio da Schilpario

Quando si leggono libri di memorie o testi di diari scritti da soldati al fronte, è facile trovare riferimenti a militari poi diventati famosi. Molto più difficile è però imbattersi in soldati che, nonostante il loro eroico comportamento, non sono apparsi tra gli onori delle cronache. E' il caso del sottotenente Antonio Angelo Bonaldi - classe 1895 - da Schilpario il quale, durante la Prima Guerra Mondiale, era arruolato nel 2^ Reggimento Alpini, Battaglione Bicocca, 123^ Compagnia.



Ritratto del sottotenente Antonio Angelo Bonaldi.

Il suo reparto, nel settembre del 1916, era dislocato nelle trincee sui contrafforti del massiccio Cukla-Rombon, a nord est del Carso, dove era giunto dopo una pericolosa e faticosa marcia da Gorica Planina, passando per il Vallone dell'Acqua (Krnica Planina) e la località Sacro Cuore.



Il Monte Rombon visto dalle trincee italiane.

E qui si innesca il diario del tenente alpino bresciano Enea Guarneri, mirabilmente recuperato e trasfuso da Andrea Vazzaz (Maresciallo Capo degli Alpini tuttora in servizio) nel suo recente libro "Un alpino in guerra". Da tale pubblicazione abbiamo potuto ricostruire le ultime ore di vita di questo valoroso ufficiale alpino bergamasco. Nella notte tra il 15 ed il 16 settembre 1916 i reparti comandati iniziarono l'azione per la conquista del Rombon.



Soldati italiani in rapido avvicinamento al Cukla-Rombon.

La 123^ Compagnia raggiunse il vallone tra i cosiddetti "Punto F" e la "Quota 1583", a 150 metri di distanza dalle trincee nemiche. Gli obiettivi erano la conquista della Colletta Pini Mughi ed il successivo attacco agli austriaci in direzione di Planina Rob. L'avvicinamento fu silenzioso ed ordinato e, alle 6:30 del mattino, la nostra artiglieria cominciò con i bombardamenti di copertura. Nonostante due colpi di bombarde (sparati dai nostri reparti) avessero colpito per errore i soldati della 123^ Compagnia, causando diversi feriti, l'attacco italiano proseguí e, alle 8:30, Antonio ed i suoi uomini si trovavano a circa 30 metri dalle trincee nemiche, in un punto denominato Colletta Giacoma.



L'attacco alle trincee austriache.

E qui avvenne il dramma: improvvisamente una pallottola da fucile colpí alla testa il nostro ufficiale, proprio mentre incitava i suoi soldati ad avanzare verso l'obiettivo ormai vicino. Antonio morí sul colpo e, con lui, altri ufficiali e molti soldati. Quel giorno le perdite del Battaglione Bicocca furono tremende - 6 ufficiali e 195 soldati - e, nonostante il grande valore dei nostri alpini, al cui soccorso era giunto anche il Battaglione San Dalmazzo, l'obiettivo non potè essere raggiunto ed il Comando ordinò il ripiegamento sulle posizioni di partenza. Ci vollero due giorni prima che il corpo di Antonio venisse recuperato, poiché le mitragliatrici austriache sparavano rasoterra ad ogni minimo movimento sospetto, e fu lo stesso Enea Guarneri a compilare l'atto di morte che, molto tempo dopo, venne trasmesso al Comune di Schilpario.



Estratto dell'Atto di Morte del sottotenente Antonio Bonaldi, compilato in origine dal tenente Enea Guarneri.

Per il suo eroico comportamento il sottotenente Antonio Bonaldi venne insignito della Medaglia di Bronzo al Valor Militare - alla memoria - con la seguente motivazione: "Sotto il violento fuoco nemico di artiglieria e fucileria, si spingeva fin presso una trincea avversaria nel far da guida ai nostri reparti inviati ad occuparla. Colpito da una pallottola nemica, moriva sul campo. - Colletta Giacoma (Monte Cukla-Rombon), 16 settembre 1916".



Estratto del Bollettino Ufficiale del Ministero della Guerra con la motivazione della decorazione al sottotenente Antonio Bonaldi.


 


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